In una notte di San Lorenzo dello scorso secolo Rosa e Leo Brezza si trovarono fra le braccia un fagotto urlante, che la giovane coppia fece del suo meglio per farlo (pardon... farla!) crescere nel migliore dei modi, senza lesinare pane, amore e sberle. Ma a nulla valsero gli sforzi per far entrare la loro creatura nell’ordine prestabilito dell’infanzia: Edda Maria Grazia (così era stata chiamata) già a otto anni scriveva poesie e ai soliti giochi, dopo aver escluso quello della crocerossina perchè troppo ripetitivo, preferiva di gran lunga quello del teatro o sognare ad occhi sia aperti che chiusi!

“Non è una brava alunna” - dicevano gli insegnanti - “non studia e se la cava solo perchè ha faccia tosta!”. Insomma, non le lasciavano usare le sue esuberanti cellule grigie e questo era veramente troppo!

Non ancora maggiorenne, ma con la testa ben piantata sulle spalle, trovò il modo di andare nell’America del Nord dove, come la letteratura dell’epoca esigeva, fece un po’ di tutto: la cameriera in Canada, la dattilografa al giornale “Il progresso italo-americano” a New York, la contabile ma anche “scovabiechi” in una fabbrica di abiti nel New Jersey, la venditrice di giornali in Pennsylvania, senza comunque mancare dal frequentare i corsi di produzione cinematografica e televisiva alla New York University.

Richiamata per motivi familiari a Trieste (ma con il suo bel biglietto di ritorno per l’America in tasca), per far passare quel paio di mesi di permanenza a casa, trovò lavoro come bibliotecaria all’Istituto di Fisica Nucleare presso l’Università di Trieste, occupazione che la trasformò in una classica “donna in carriera” coinvolta nella creazione del centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam e di diverse altre realtà scientifiche, un periodo entusiasmante di pionerismo scientifico per la nostra città.

Il fatto è che “il biglietto di ritorno” non venne mai usato perchè, giunta a Trieste, guarda là le combinazioni della vita, Edda s’imbattè in Antonio Vidiz, suo ex compagno di scuola, “cocolo mulo” ma nulla di più. Nulla di più?! Come nella lirica del musical Maximilian “...il cuore ha ballato nel suo petto, ha fatto un balzo una capriola e...” al momento Edda, che non era una sprovveduta e le romanticherie le lasciava sulla carta, pensò ad un calo di zuccheri. Alla faccia del calo di zuccheri! Un sintomo che le ha procurato un marito, un figlio, due nipoti, tre gatti e che in più di cinquant’anni non ha trovato rimedio perché, diciamolo francamente, “l’amor no xe brodo de fasoi”.

Edda Maria Grazia, ormai conosciuta come Edda Vidiz,  sempre in combutta tra cervello analitico e cuore artistico, ha intrapreso vari percorsi alternativi: da “civil servant” sotto l’egida delle Nazioni Unite a imprenditrice nel campo del caffè e della ristorazione, da fondatrice e presidente di associazioni culturali a ideatrice e regista di grandi eventi rievocativi,  da organizzatrice di mostre medievali a sceneggiatrice e regista di episodi storici. Il tutto senza mai tralasciare il suo impulso creativo “compresso” in libri, commedie, musical, filmati e quant’altro, di cui non ha mai tenuto il relativo conto!

Ehi, che nessuno osi pensare che la sua vita sia stata tutta rose e fiori! Per lo più le rose avevano spine più affilate di “katane” e troppe volte l’involucro dei fiori conteneva “capuzi garbi” infiocchettati. Ma la vita... la vita! Se non è spericolata, che vita è?!

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